
Il 25 novembre è la giornata dedicata alla riflessione contro la violenza alle donne, si contano i casi di femminicidio, uno ogni 2 giorni e mezzo, si guardano i dati ISTAT della violenza domestica fisica ed economica che risulta essere nel 30% delle coppie, e i dati della violenza psicologica che è la più subdola e diffusissima: si applica nel 45% delle famiglie italiane! Ci si rattrista per questi dati, scende un velo di rassegnazione e di impotenza e non ci si pensa più.
Invece c’è chi studia il fenomeno da anni e fa azioni di contrasto e di prevenzione delle dinamiche della violenza, c’è chi ha strumenti per accogliere il dolore delle donne maltrattate, competenze che servono al Pronto Soccorso, alle Forze dell’Ordine, ad Assistenti sociali, Medici, Psicologhe/i, Psichiatre/i, Volontarie/i, Insegnanti, Educatori, nelle scuole.
La violenza di genere è un fenomeno sociale e culturale che spesso passa sotto al livello di coscienza, occorre riconoscere i comportamenti prevaricanti che vengono utilizzati nel quotidiano.
Il “Femminicidio” non è un raptus che compare all’improvviso, ci sono dei segnali riconoscibili di violenza già prima che questa venga portata agli eccessi. Esiste una tendenza alla prevaricazione e all’imposizione delle proprie logiche, che può essere decodificata e contrastata prima che l’escalation diventi nefasta.
Uno dei primi passaggi per contrastare le forme di violenza è riconoscerla e chiamarla col proprio nome, distinguendo i vari tipi di maltrattamento: fisico, economico e psicologico. Particolarmente importante è il riconoscimento del maltrattamento psicologico nelle relazioni, che si esprime attraverso varie modalità: criticare, offendere, ricattare, umiliare sotto forma di scherzo, ferire l’identità, ingigantire gli errori, minacciare, attribuire significati e logiche diverse rispetto alle idee e ai sentiti dell’altro.
Siccome il fenomeno è diffuso nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nei contesti sociali, di tutto il mondo ci si è attivati per contrastarla: e stata stilata la convenzione di Istambul che è un accordo fra le nazioni per le pari opportunità, per proteggere le donne e contrastare la violenza di genere, le applicazioni della convenzione si traducono in leggi che i vari Stati attuano seppur in modi diversi.
Una delle più recenti è quella del “Codice rosso”. Si sono attivati da anni i Centri antiviolenza che sostengono le donne sia nelle case rifugio che con programmi di sensibilizzazione. Da alcuni anni ci sono gli interventi per aiutare gli uomini ad uscire dall’utilizzo del maltrattamento. L’Italia non è fra i primi, i paesi del Nord Europa sono più sensibili alla prevenzione e al contrasto degli stereotipi e dei comportamenti prevaricanti.
La Regione Emilia Romagna si trova fra le più attive ad attuare programmi di contrasto, a tal fine sono stati chiamati gli Psicologi Norvegesi del centro ATV Alternative to Violence che hanno la maggior efficacia di risultati, per formare psicologi e operatori dei centri antiviolenza italiani. L’applicazione di tali metodi viene praticata anche in alcune esperienze locali, sono stati aperti centri “LDV Liberi dalla Violenza” presso le AUSL di tutte le città dell’Emilia Romagna.
In alcune città vengono attuati corsi di prevenzione primaria rivolti alla popolazione per la diminuzione dei conflitti nelle famiglie e nei luoghi di lavoro. l’Associazione PUC Psicologia Urbana e Creativa APS di Ravenna da sei anni organizza corsi sostenuti dai Comuni , una serie di Psicologhe e Psicologi volontari aiutano le persone a trovare modi alternativi ai comportamenti violenti, modi per uscire dal piano delle logiche e dei conflitti per entrare in quello dei sentimenti e dell’empatia.
Molti comportamenti di tipo patriarcale vengono ripetuti automaticamente da una generazione all’altra per cameratismo o per emulazione, quando invece c’è la possibilità di fermarsi a riflettere si può comprendere che “Alla violenza c’è sempre un’alternativa”.
Infatti gli stereotipi si ripetono proprio perché non ci fermiamo a pensare. Dal momento che qualcuno ci fornisce uno stimolo per riflettere possiamo cambiare idea e superare i pregiudizi che gli uomini devono stare al “comando” e le donne al “servizio”, gli uomini nella “Polis” e le donne nella “Domus“, che gli uomini devono essere “duri e tutti d’un pezzo” e le donne ” morbide ed accettanti”, che i commenti sul “corpo” delle donne possono essere fatti per apprezzarle anziché per svalutarle.
Invece un vantaggio per tutti sarebbe essere liberi di essere ciò che siamo senza l’obbligo di seguire i vecchi ruoli di genere. Riteniamo importante che nelle scuole i libri utilizzati non riprendano gli stereotipi che limitano la possibilità di esprimere i talenti individuali, che le differenze siano viste come risorsa, che ci sia spazio per l’educazione alle emozioni e in particolare per scoprire quali sentimenti ci sono dietro la rabbia, e come tali sentimenti possano essere espressi con le parole adeguate e non con gesti violenti.
Le alternative alla violenza vengono insegnate con metodi di comunicazione empatica, assertività e resilienza. Chi è interessato a fare i corsi rivolti alle donne o agli uomini e anche alle scuole può trovare informazioni qui oppure nel sito di Psicologia Urbana e Creativa APS.
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